Convegno “Sismondi alle origini delle scienze sociali”, 11 dicembre 2015

Sismondi alle origini delle scienze sociali (Università di Pisa, Dipartimento di Scienze politiche, 11 dicembre 2015)

Programma

ABSTRACTS

Sismondi e il dispotismo come problema storico

Giovanni Paoletti – Università di Pisa 

La categoria filosofico-politica di ‘dispotismo’, dopo il periodo della sua massima fortuna teorica nella seconda metà del Settecento, conobbe nei decenni successivi alla Rivoluzione francese una profonda trasformazione. I membri del gruppo di Coppet vi svolsero un ruolo non trascurabile: essi si rivolsero infatti anche al concetto di dispotismo – nei suoi tratti archetipici e nelle sue varianti moderne – nel tentativo di comprendere il processo storico che portò dall’89 alla Restaurazione.

Questo intervento cerca di precisare il contributo di Sismondi a questa discussione. Dai primi scritti giovanili alle Études sur les constitutions des peuples libres (1839), il ‘dispotismo’ appare come l’oggetto di un articolato tentativo di sistemazione teorica da parte di Sismondi: un tentativo che ha il suo baricentro e forse anche la sua maggiore originalità nella comprensione del dispotismo come un ‘problema storico’.

Problemi della mezzadria toscana ai tempi di Sismondi

Romano P. Coppini – Università di Pisa

Il contributo cerca di rispondere ad un interrogativo posto da Passerin d’Entrèves  sulla influenza di Capponi e Vieusseux nella ‘idealizzazione’ da parte di Sismondi della mezzadria, esposta nel VI° capitolo del II° volume delle Etudes. E’ indubbio che, scrivendo dei vantaggi e svantaggi delle mezzadria, Sismondi aveva ben presenti le discussioni tenute all’Accademia dei Georgofili negli anni ’20 sull’eventuale introduzione in Toscana di una tariffa doganale, e soprattutto quelle degli anni ’30 su quale tipo di conduzione agraria fosse più opportuna ad assicurare una maggiore rendita. A conclusione del lungo dibattito la maggioranza dei ‘campagnoli’ toscani avevano convenuto il nesso inscindibile di mezzadria e liberismo, in funzione di una accettabile resa delle terre congiunta ad una più sicura pace sociale.

Politica monetaria e diseguaglianze economiche in Sismondi

Letizia Pagliai – Università di Pisa

Durante il periodo rivoluzionario e napoleonico America, Europa e Russia dovettero ricorreva all’emissione di carta moneta inconvertibile per affrontare lo straordinario ammontare di debito pubblico, trovandosi a fare i conti con l’inflazione. Il fenomeno monetario si modulò diversamente nel tempo e da paese a paese, ma in Francia assunse la sua forma più estrema. Sull’esperienza degli assegnati, preminenti nella finanza di guerra, Sismondi elaborò uno scritto teorico in cui sosteneva la stabilità del valore intrinseco della moneta. Du papier-monnaie (1810) è un saggio, poco noto, sugli effetti dell’inflazione che mette in guardia i governanti dall’uso di strumenti finanziari che abusino della fiducia dei cittadini. La forma più completa della riflessione sulla moneta di Sismondi apparve di lì a pochi anni nel Political economy (cap. V) del 1816-17. È dunque in un ristretto periodo di tempo – fra la teoria dei prezzi della Richesse Commerciale e l’incunabolo dei Nouveaux Principes che l’economista elaborò la sua teoria sul credito. Ferrara (1854) ne fu critico, ritenendo che Sismondi fosse stato troppo condizionato dalla vicenda francese e, aggiungiamo, dall’esperienza della finanza di guerra. Alla luce di questo giudizio non positivo, intendiamo ripercorrere la riflessione dell’economista ginevrino per vagliare se sia opinabile la posizione di Ferrara.

Validity of Sismondi’s ideas for today’s economy

Umberto Mazzei – IREI Sismondi, Genève

The international economic system that was structured following the principles of David Ricardo and his disciples is basically the same that is used today, only in a much bigger and universal scale. Sismondi, in Ricardo’s time, criticised many of its deficiencies and proposed new principles for economic policies. Those principles are still new. We will address only a few of the present outstanding and pressing economic issues that Sismondi addressed in two of his works: Nouveaux principes d’économie politique and Etudes sur l’économie politique.

There is today a nebulae as to the purpose of political economy. Frequently, private business wealth creation is confused as its goal, instead of the equitable one of spreading wealth among the largest number and achieving a national wellbeing. Sismondi reminds us that Political economy is not a calculus science, but a moral science.

Une économie politique dans le temps et l’espace : l’exemple de la théorie des prix

Pascal Bridel – Centre Walras-­Pareto, Université de Lausanne

Tout lecteur de son œuvre économique connaît l’agacement de Sismondi pour l’économie politique chrématistique de l’école anglaise qui fait « abstraction du temps et de l’espace comme le font les philosophes allemands » (Ecrits d’économie politique 1815-1842, p. 303). Si cette argumentation a déjà souvent été invoquée dans le cadre de la querelle des débouchés, elle l’est moins en rapport avec sa théorie des prix relatifs. Cette petite note tente de démontrer comment évolue la théorie des prix de Sismondi de la Richesse commerciale aux Nouveaux Principes. Non seulement, elle se démarque de l’approche smithienne (et bien entendu ricardienne) en adoptant une théorie basée sur le double principe de l’offre et de la demande mais elle évolue significativement d’un ouvrage à l’autre. La recherche de rigidités, de lenteurs, d’imperfections, de limites aux ajustements intertemporels, à l’élasticité et aux capacités autorégulatrices transforme un mécanisme « idéal » d’ajustement marchand en un processus laborieux d’ajustement en temps réel : «Gardons-nous – écrit-il dans les Nouveaux Principes (p. 412) – de la dangereuse théorie de cet équilibre qui se rétablit de lui-même! ». L’apparition d’une inégalité nouvelle entre les échangistes est à la source de cette évolution et d’une révision de la notion même de marché.

Mixité e cerchi concentrici : per una scienza fondata sui « Principes »

Francesca Dal Degan – Università di Losanna

Quando Sismondi parla di « principi » che cosa intende ? Quale visione epistemologica gli fornisce gli strumenti per poter identificare e definire, come principi, i fattori che possono essere posti a spiegazione di un fenomeno? Queste sono le domande che hanno dato vita a questo lavoro e che hanno spinto a cercare una qualche risposta attraversando i testi dell’autore, come i « Nuovi principi », in cui parti molto dense sono dedicate alla questione metodologica ; che ci hanno guidato nella scelta di alcune pagine della Richesse Commerciale nelle quali Sismondi affida ad una metafora il proprio pensiero sulle relazioni tra le diverse scienze ; che infine ci hanno sollecitato ad attingengere a testi di intellettuali vicini a Sismondi, come Benjamin Constant, nei quali si mostra una particolare sintonia con l’approccio metodologico sismondiano.

Influence de Malthus dans la genèse des Nouveaux Principes

Nicolas Eyguesier – Centre Walras-­Pareto, Université de Lausanne

Dans ma communication, je soutient que deux aspects centraux des Nouveaux Principes d’économie politique : la relecture d’Adam Smith, et la critique du salariat, procèdent de la lecture par Sismondi de Malthus. Pour ce faire, j’examinerai dans un premier temps la réception de Malthus sur le continent, en particulier la publication en Français de la deuxième édition de l’Essai sur la population, à Genève, dans une traduction de Pierre Prévost. Ensuite, nous verrons comment Malthus pointe dans cet ouvrage les insuffisances de la théorie smithienne sur le lien entre richesse et population, et esquisse une critique de l’industrialisation de l’Angleterre. Ceci établi, nous déterminerons comment Sismondi se réapproprie les questions de Malthus et les reformule en partie, pour mettre en place l’édifice des Nouveaux Principes.

Political and civil liberty in Recherches sur les constitutions des peuples libres

Melek Cihangir – Université de Lausanne

Failure of the French democratic experiments in the 1790s raised the question of whether the experience of Terror was contingent or whether democracy was inherently unsuitable for large states. Within this context, thinkers who believed that direct democracy wasn’t viable for France, but who were nonetheless fearful of a return to the ancien régime, theorized constitutional political systems that would establish stability in France. Jean Charles Léonard de Sismondi was one of these thinkers.

The origins and the nature of liberty was a central theme in their discussions, and Sismondi dealt with it thoroughly in his first work, Recherches sur les constitutions des peuples libres, the aim of which was “faire mieux connoître la nature de la liberté et les moyens de l’affermir.” Both in the theoretical and the historical part of his work, Sismondi analysed the differences between ancient and modern societies. He demonstrated how society and the notion of liberty had changed with the evolution of economic and political institutions, and claimed that adopting the ancients’ political institutions (direct political participation) was impractical for modern states. He, thus, re-defined political and civil liberty for Post-Revolutionary France and constructed his constitutionalism on the distinction between these past and present notions of liberty. Sismondi’s constitutionalism didn’t eliminate either political or civil liberty. On the contrary, his main aim was convincing France that both political and civil liberty had to be preserved together, otherwise neither would endure. A representative government (as opposed to a direct democracy), he claimed, would be the most appropriate system for achieving this end in modern large states like France.

This paper aims to examine these themes of the Recherches within the context of the recent discussions over the relationship between French republicanism and liberalism, and between liberalism and democracy. Recent debates on Post-Revolutionary French republicanism and on the origins of French liberalism have demonstrated the complexity of these relationships. A significant number of scholars are in agreement that French liberalism comprised a combination of liberal and republican values, and have frequently cited Benjamin Constant’s text De la liberté des anciens comparée à celle des moderns. They regard it as one of the best examples of the post-revolutionary attempt to combine political liberty and individual freedom. This paper suggests that, despite being written much earlier, Sismondi’s Recherches should also be regarded as having a similarly central place within this discourse. To this end, it discusses Sismondi’s notions of political and civil liberty, his considerations on ancient and modern societies, and his defence of the constitutional representative system. In so doing, it shows how Sismondi’s reconciliation of republican and liberal values in the Recherches could further our understanding of Post-Revolutionary republicanism and of the relationship between republicanism and liberalism.

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